L'Alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha confermato di aver discusso con il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres la possibilità di replicare sullo Stretto di Hormuz il modello di corridoio sicuro già applicato al Mar Nero per le esportazioni di grano ucraino. L'idea circola da giorni tra le cancellerie occidentali, ma va oltre il semplice auspicio diplomatico: se attuata, potrebbe cambiare le dinamiche di mercato del greggio asiatico nelle prossime settimane.

Il precedente del Mar Nero e i limiti del confronto

Il corridoio sul Mar Nero, attivo tra metà 2022 e luglio 2023, ha permesso il transito di navi mercantili sotto supervisione Onu nonostante il conflitto russo-ucraino. Funzionava perché entrambe le parti avevano interesse a non bloccare del tutto i flussi. Hormuz è una storia diversa: passano 21 milioni di barili al giorno, circa il 20% dell'offerta globale di petrolio. Non si tratta di grano, ma di energia. E il livello di tensione tra Iran, Israele e Stati Uniti rende qualsiasi coordinamento molto più complesso.

Tecnicamente, un corridoio richiederebbe garanzie multilaterali, navi scortate e un accordo almeno implicito con Teheran. Quest'ultimo punto è il vero nodo: l'Iran ha già minacciato di bloccare lo stretto più volte, e nessuna risoluzione Onu può sostituire la presenza fisica della Marina iraniana nelle acque territoriali. Se il corridoio si facesse, significherebbe che qualcuno sta negoziando con Teheran in modo molto più concreto di quanto dichiarato pubblicamente.

Cosa cambia per i mercati

Il Brent è salito sopra 75 dollari al barile nelle ultime due settimane, ma senza accelerazioni violente. Il mercato non ha ancora prezzato una chiusura prolungata di Hormuz perché la considera improbabile. Se Bruxelles e le Nazioni Unite avviassero davvero un negoziato pubblico per il corridoio, il mercato interpreterebbe il segnale in due modi opposti: c'è una volontà politica di mantenere aperti i flussi, ma evidentemente il rischio di chiusura è ritenuto abbastanza serio da giustificare un intervento straordinario.

In pratica: l'annuncio formale di un corridoio farebbe probabilmente salire il petrolio nel breve, perché confermava un livello di rischio geopolitico finora sottostimato. La volatilità implicita sulle opzioni del greggio aumenterebbe. E i costi assicurativi per le petroliere dirette in Medio Oriente salirebbero ancora, anche con il corridoio operativo.

Il modello Mar Nero ha funzionato per un anno, poi Mosca ha ritirato l'accordo. Se Hormuz seguisse lo stesso schema, avremmo un sollievo temporaneo seguito da una nuova fiammata di incertezza. Per chi opera sul greggio, significa trattare ogni fase di stabilità come tattica — non strutturale.