La Commissione Europea ha pubblicato l'elenco definitivo delle misure ammissibili alla flessibilità di bilancio per la sicurezza energetica: sono oltre 20 categorie, molto più di quanto inizialmente previsto. Per l'Italia, che aveva già messo in conto di usare questa clausola, la gamma si allarga considerevolmente.

Dentro quasi tutto, dalle pompe di calore al nucleare

L'elenco copre investimenti diretti in rinnovabili, incentivi per veicoli elettrici, pompe di calore, ma anche — e questo è meno scontato — centrali nucleari. La Commissione sembra seguire questa linea: la sicurezza energetica vale più della coerenza ideologica. Se un Paese decide che il nucleare serve a ridurre la dipendenza dal gas russo, Bruxelles non lo blocca. Certo, le regole restano rigide sul resto dei conti pubblici, ma qui lo spazio c'è.

Per Roma, che ha già segnalato l'intenzione di ricorrere alla clausola, questo significa poter includere spese che altrimenti avrebbero pesato sui margini già stretti del deficit. Ristrutturazioni edilizie in chiave green, reti elettriche, accumuli: tutte voci che ora entrano nel perimetro protetto. Non è che i soldi arrivino da Bruxelles — quelli li deve trovare il Tesoro — ma almeno non sforano i vincoli di bilancio tradizionali.

Sul mercato conta lo spread, non le categorie di spesa

Il mercato non si emoziona per le liste della Commissione. Quello che conta è se l'Italia riesce davvero a usare questa flessibilità senza far salire lo spread. La clausola energia è già scontata nei BTP da settimane: se il governo la usa male — cioè vi inserisce voci dubbie o gonfia i numeri — lo spread reagisce subito. Se invece la usa come previsto, per investimenti credibili sulla transizione, rimane un margine di tranquillità.

In pratica, Bruxelles dà il via libera tecnico. L'ultimo giudice resta il mercato obbligazionario, che non fa sconti a nessuno quando i conti pubblici iniziano a sembrare poco credibili, clausola o no.

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