Il petrolio riprende quota e il Brent supera i 115 dollari al barile. Lo Stretto di Hormuz torna al centro delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, e i mercati si adeguano. Il rimbalzo delle borse europee si è fermato in mattinata: dopo una prima fase positiva, i listini hanno invertito la rotta sotto il peso dell'incertezza geopolitica.

Petrolio spinge Eni, Leonardo cede terreno

A Piazza Affari il movimento è netto. Eni sale trascinata dal rialzo del greggio, mentre Leonardo perde quota senza un catalizzatore specifico. In giornate come questa i titoli ciclici e quelli legati alla difesa spesso si muovono in direzioni diverse a seconda di come il mercato legge le tensioni. L'euro resta poco mosso sopra 1,15 contro il dollaro, segno che per ora il cambio non interpreta la situazione come un vero shock di rischio.

Spread sotto controllo, tassi stabili

Sul fronte obbligazionario, lo spread BTP-Bund scende a 96 punti base, in lieve calo rispetto alle sedute precedenti. Il rendimento del decennale italiano si attesta al 4,04%, livelli che confermano una relativa tenuta del debito periferico nonostante la volatilità azionaria. Il petrolio sopra 115 dollari mantiene alta l'attenzione sull'inflazione, ma per ora i titoli di Stato europei non mostrano segnali di tensione marcata.

In pratica: finché Hormuz resta aperto, il rialzo del petrolio è gestibile. Se il passaggio si complica davvero, la pressione si trasferirà altrove.

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