Le borse europee hanno aperto in territorio positivo dopo l'accelerazione dei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Milano ha guadagnato lo 0,7% portandosi vicino ai 50.000 punti, Francoforte ha fatto meglio con un progresso dell'1,15%. A Tokyo il Nikkei aveva già anticipato il movimento con un balzo del 3%.

Il petrolio cede terreno

Il Brent ha perso quasi due dollari al barile nelle ultime 24 ore. Quando le tensioni geopolitiche si allentano — anche solo come ipotesi — il premio per il rischio di interruzione delle forniture si riduce rapidamente. Il mercato non aspetta conferme ufficiali: anticipa, scarica posizioni speculative, si riposiziona. Lo aveva fatto salire oltre ogni stima sulla logica dello scenario peggiore; ora corregge nella direzione opposta.

L'idea che lo Stretto di Hormuz resti aperto cambia la valutazione di ogni asset che incorpora il rischio Iran. Non solo energia: anche difesa, shipping e metalli industriali. Per ora la reazione più netta si vede proprio sul greggio.

A Piazza Affari spinta dai tecnologici

STMicroelectronics ha guadagnato il 3% in scia ai risultati di Nvidia usciti ieri sera. Il settore tech europeo si è mosso all'unisono: il sottoindice ha chiuso a +1,84%. Sono saliti anche Avio (+3,1%) e Stellantis (+2,3%), con il mercato che ha apprezzato le linee guida del piano industriale al 2030 presentato dal gruppo automobilistico.

Recordati ha perso lo 0,68%, unico titolo in rosso tra i principali. Il resto del listino ha seguito la spinta generale senza particolari distinguo settoriali. Quando l'umore migliora, il denaro torna in gioco su base ampia: non c'è selezione, c'è riacquisto diffuso.

Se i colloqui proseguono senza intoppi, il rally potrebbe estendersi. Ma basta una dichiarazione fuori posto per invertire tutto in poche ore. Chi opera sa che questi movimenti si alimentano di aspettative, non di accordi firmati.

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