Le piazze europee hanno chiuso in territorio positivo, con Milano che ha guadagnato l'1,5% trascinata da Fincantieri. Il motore del rialzo è stato l'ottimismo su possibili aperture diplomatiche tra Stati Uniti e Iran, dopo le indiscrezioni su un piano di pace in 15 punti già inviato da Washington a Teheran.

Hormuz diventa variabile di mercato

Al centro della partita c'è lo Stretto di Hormuz. Secondo fonti vicine al dossier, la riapertura del passaggio marittimo sarebbe uno dei 15 punti del documento americano. L'Iran ha fatto sapere ieri sera di essere disponibile a garantire il transito per le navi non ostili, una formulazione ambigua che lascia margini di interpretazione ma sufficiente per far partire gli acquisti.

Il mercato si comporta come se l'accordo fosse già concluso. Il petrolio ha ceduto terreno con il Brent sceso a 98 dollari, mentre il gas naturale ha perso il 7% a 50 euro per megawattora. Movimenti che riflettono l'aspettativa di una normalizzazione delle forniture, sebbene nessuno abbia ancora firmato nulla.

Il rimbalzo regge fino a chiusura

Wall Street ha sostenuto il tono europeo per tutta la seduta. I listini del Vecchio Continente hanno mantenuto i guadagni vicino ai massimi di giornata, segnale che gli investitori istituzionali non hanno scaricato posizioni nel finale. L'euro si è riportato sotto 1,16 contro il dollaro, mentre lo spread BTP-Bund ha chiuso a 88 punti base, in calo rispetto alle sedute precedenti.

Resta da vedere quanto durerà questo ottimismo. Le dichiarazioni iraniane parlano di navi «non ostili», ma chi decide quali navi rientrino in quella categoria? E soprattutto, esiste un canale negoziale attivo o si tratta solo di messaggi lanciati sui media? Per ora il mercato ha scelto di comprare la notizia. Se nei prossimi giorni non arrivano conferme operative, il movimento potrebbe invertirsi con la stessa velocità.

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