Le piazze europee si muovono con il freno a mano tirato mentre lo Stretto di Hormuz resta bloccato. Milano riparte dai 50mila punti dell'indice Ftse Mib, ma l'umore è quello di chi aspetta sviluppi prima di prendere posizione. Non è panico, è sospensione: il tipo di fase in cui nessuno vuole essere troppo esposto da una parte né dall'altra.

Il petrolio torna verso i 90 dollari

Il Wti si è riportato in area 90 dollari al barile. Era prevedibile: quando chiudi il collo di bottiglia attraverso cui passa un terzo del greggio mondiale via mare, i prezzi si muovono. Il problema è che la chiusura continua, i negoziati non producono nulla di concreto e il mercato non sa quanto durerà. Di conseguenza il mercato incorpora il rischio e spinge i prezzi al rialzo. Anche il gas naturale europeo ha accelerato, superando i 47 euro al megawattora. Non siamo ai livelli del 2022, ma il trend è chiaro.

Il problema vero non è tanto il prezzo odierno, ma l'impossibilità di stimare quanto a lungo questa situazione possa protrarsi. I buyer asiatici iniziano a cercare forniture alternative, le raffinerie ricalcolano i margini e intanto chi ha posizioni lunghe su energia accumula guadagni mentre il resto del mercato azionario resta incerto.

Tokyo ai massimi storici, l'Europa osserva

Tokyo ha segnato un nuovo record storico trainata da SoftBank e dal comparto tecnologico. Lo yen debole continua a favorire gli esportatori giapponesi e gli investitori internazionali vedono il Giappone come uno dei pochi mercati sviluppati ancora con margini di rivalutazione. In Europa prevale invece la cautela. Non ci sono vendite indiscriminate, ma nemmeno slancio. Si resta in attesa che qualcuno — Washington, Teheran, chiunque — metta sul tavolo qualcosa di concreto per sbloccare la situazione nel Golfo.

Milano che tiene i 50mila punti non è un segnale di forza particolare: è semplicemente il livello da cui si era staccata prima della crisi. Adesso si vede se regge o se servono schiarite concrete per andare oltre.