Le borse europee hanno aperto la settimana con il piede sbagliato. Milano, Parigi e Francoforte arretrano, con il quadro che si fa più teso dopo le ultime frizioni tra Stati Uniti e Iran. Il greggio risponde come al solito in queste circostanze: sale.
Il sequestro della nave e la risposta del mercato
Gli Stati Uniti hanno sequestrato una nave iraniana nel Golfo dell'Oman. Non è un dettaglio da poco, perché quella zona è il collo di bottiglia attraverso cui passa una quota rilevante del petrolio mondiale. Il mercato reagisce immediatamente: il Brent accelera al rialzo, le borse cedono terreno. Non è panico, ma nemmeno indifferenza.
Trump ha respinto l'ultima proposta di Teheran per un cessate il fuoco, mettendo in dubbio la tenuta dell'accordo temporaneo. Quando la Casa Bianca parla così, i trader non aspettano conferme ufficiali: scaricano azioni europee e comprano energia.
A Milano pesa anche lo stacco cedole
Piazza Affari parte con un handicap tecnico: lo stacco cedole drena lo 0,62% dall'indice. È un effetto contabile che si somma alla pressione geopolitica. Il risultato è che Milano parte peggio delle altre piazze europee, anche se la sostanza del movimento rimane la stessa ovunque.
Wall Street il giorno prima aveva chiuso in territorio positivo, ma non basta a cambiare il sentiment in Europa. Quando il Golfo si scalda, i mercati del Vecchio Continente — più esposti al rischio energia — tendono a soffrire più degli altri. È una dinamica che si ripete ogni volta che lo Stretto di Hormuz finisce sui titoli di testa.
Ora la questione è capire se questa è solo una fiammata o l'inizio di qualcosa di più strutturato. Per il momento, il mercato si comporta come se la situazione potesse deteriorarsi ulteriormente. Il petrolio che sale in questo contesto non è un segnale di crescita economica, ma assicurazione contro uno scenario peggiore.
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