Le imprese del terziario chiuderanno il secondo semestre 2026 con oltre un miliardo di euro di costi energetici in più. La cifra emerge dalle stime per commercio, turismo e ristorazione, i comparti che hanno subìto il rimbalzo più violento sui prezzi elettrici.

Gas e petrolio spingono la bolletta

Il TTF quota oggi il 161% in più rispetto a settembre 2025. Il Brent ha guadagnato il 62,6% su base annua e oltre il 55% da gennaio. Per ristoranti e alberghi — strutture con consumi continui e picchi nelle ore più care — l'impatto sfora il 50% di aumento sulle bollette. In alcuni casi estremi si tocca il 90%.

Confcommercio colloca nello scenario più sfavorevole per il 2027 un Brent stabilmente sopra i 140 dollari. Se si materializza, i margini operativi di bar, hotel e negozi si comprimono ulteriormente. Molte attività stanno già rivedendo i turni del personale e gli orari di apertura per ridurre i consumi nelle fasce orarie più onerose.

Il conto rispetto al pre-Covid

Confesercenti e il Centro Europa Ricerche stimano che i costi energetici per il terziario restano fino al 70% superiori ai livelli 2019. Non si tratta più di un picco transitorio: la struttura dei prezzi si è spostata verso l'alto. Il confronto con il pre-pandemia pesa soprattutto su chi opera con margini stretti e volumi elevati, come la piccola ristorazione e il retail fisico.

La previsione di Confesercenti-Cer indica che, se lo shock energetico perdura, gli aumenti di PIL e consumi nel 2026 verranno dimezzati. In pratica: la ripresa si interrompe non perché manca la domanda, ma perché i costi operativi erodono la redditività fino a scoraggiare nuovi investimenti.

Chi ha margini sottili e non può traslare i rincari sul cliente finale si trova davanti a una scelta secca: chiudere alcune ore o alcune sedi. Già accaduto nel 2022, potrebbe ripetersi con intensità maggiore se il gas non scende.

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