Il governo tedesco, secondo azionista di Commerzbank con il 12,7% dopo UniCredit, ha scelto la linea della prudenza: niente golden power, niente scudo protezionistico contro l'offerta del gruppo guidato da Andrea Orcel. Una scelta che rivela più la debolezza della posizione tedesca che una presunta apertura.

Opzioni limitate per Berlino

UniCredit controlla ormai oltre il 40% di Commerzbank. Il management della banca tedesca ha respinto l'offerta definendola inadeguata, ma sul piano operativo le alternative scarseggiano. Nessun cavaliere bianco in vista. E qualsiasi mossa apertamente ostile da parte del governo tedesco rischierebbe di aprire un fronte con Bruxelles, proprio mentre la retorica sull'Unione Bancaria europea torna di attualità.

L'ex governatore della Bundesbank Jens Weidmann ha provato a smontare la proposta di UniCredit davanti ai soci, sostenendo che l'operazione li esporrebbe a «rischi considerevoli» e a una «posizione economica nettamente peggiore». Argomenti che possono rallentare il processo, ma non invertirlo, soprattutto se i numeri di UniCredit continuano a reggere.

Orcel punta a 6 miliardi di utili con la fusione

Andrea Orcel ha presentato uno scenario in cui la fusione tra UniCredit e Commerzbank porterebbe il gruppo combinato a generare fino a 6 miliardi di utili. UniCredit ha chiuso l'ultimo trimestre con 3,2 miliardi di utile netto: numeri che rafforzano la credibilità operativa della proposta.

Sul piano pratico, il silenzio di Berlino equivale a un semaforo giallo. Non verde, ma nemmeno rosso. Il governo Merz osserva e critica nei toni, ma non blocca. Nel frattempo UniCredit continua ad accumulare peso azionario e il mercato inizia a comportarsi come se l'operazione fosse solo questione di tempo e condizioni.

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