Il primo trimestre 2026 si chiude con un +0,8% sulla produzione industriale nel Veneto orientale. Un dato positivo di scarso rilievo: le aziende dell'area hanno rallentato e la crisi iraniana ha trasformato quella che doveva essere una ripresa in una fase di stallo prolungato.

L'indagine condotta da Confindustria Veneto Est su 754 imprese rivela che il dato positivo nasconde una frenata già in corso. Le prospettive per i mesi successivi si sono deteriorate dopo l'escalation in Medio Oriente. L'energia costa di più, le catene di fornitura globali hanno ripreso a bloccarsi in alcuni segmenti e il clima di incertezza ha spinto molte aziende a rimandare decisioni su investimenti e assunzioni.

Il settore più esposto: manifatturiero orientato all'export

Il Veneto orientale vive di export manifatturiero. Quando l'energia sale e la domanda estera vacilla, il territorio subisce il colpo in modo diretto. La crisi iraniana ha fatto schizzare il greggio oltre certi livelli critici per settimane e, sebbene oggi i prezzi si siano stabilizzati, l'incertezza persiste. Le aziende non sanno quanto costerà produrre tra tre mesi, né se i loro mercati di sbocco — spesso legati a filiere globali — terranno il ritmo.

A ciò si aggiungono i rischi di un taglio dei tassi della Federal Reserve inferiore alle attese, di un dollaro in continuo indebolimento e di ritardi nell'arrivo dei fondi del PNRR. Questi fattori, combinati, creano un contesto operativo difficile per chi deve pianificare ordini, scorte e personale.

La crescita c'è, ma è fragile

Quel +0,8% del primo trimestre va letto per quello che è: un residuo di slancio da fine 2025, non l'inizio di una fase espansiva. Le previsioni per aprile-settembre sono peggiorate dopo la crisi iraniana. Il FMI ha già tagliato le stime per l'Eurozona dall'1,4% all'1,1%, proprio a causa del conflitto. Il Veneto orientale, per struttura produttiva, è più esposto a questo tipo di shock rispetto ad altre aree italiane.

Concretamente: se l'incertezza persiste, molte commesse previste per l'estate potrebbero saltare o essere posticipate. Le imprese del territorio stanno già rivedendo i budget. Non è un crollo, ma una crescita che si è fermata prima di partire davvero.

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