Rubio e Tajani hanno firmato a New York un accordo bilaterale sulle materie prime critiche destinate alla filiera dell'intelligenza artificiale. L'intesa prevede il coordinamento di risorse pubbliche e private tra i due Paesi per ridurre la dipendenza da fornitori extra-occidentali di litio, cobalto, terre rare e altri minerali necessari per la produzione di chip e infrastrutture AI.

Perché ora

Il timing non è casuale. La Cina controlla oltre il 70% della raffinazione mondiale di litio e quasi il 90% delle terre rare lavorate. Chi intende costruire data center per addestrare modelli linguistici o produrre semiconduttori avanzati deve passare da lì o costruire alternative credibili. Washington ha capito da tempo che il dominio tecnologico si decide a monte — nelle miniere, non solo nei laboratori.

L'Italia entra in questo schema con un vantaggio specifico: le relazioni storiche con diversi Paesi africani produttori di materie prime, come la Repubblica Democratica del Congo per il cobalto e lo Zimbabwe per il litio. L'accordo con gli Stati Uniti apre la strada a joint venture miste — capitali americani, presenza diplomatica italiana, progetti di estrazione e raffinazione al di fuori della sfera cinese.

Prezzi e meccanismi

Nel testo si parla di «meccanismi di determinazione dei prezzi più equi». Tradotto: il problema non è solo fisico ma finanziario. I mercati delle materie prime critiche sono sottili, concentrati e facili da manipolare. Se Pechino decide di bloccare le esportazioni di gallio o germanio — come ha già fatto in passato — i prezzi aumentano vertiginosamente e le filiere occidentali si fermano.

L'idea è creare piattaforme di scambio trasparenti, eventualmente con contratti a lungo termine tra produttori alleati e utilizzatori finali. Meno spot market selvaggio, più accordi bilaterali blindati. Non è ancora chiaro quanto di questo sia già operativo e quanto resti sulla carta, ma la direzione è tracciata.

Sul piano operativo

Per ora è un memorandum d'intesa, non un piano con cifre e scadenze pubbliche. Ma segna un punto fermo: l'intelligenza artificiale si combatte anche sottoterra. Chi controlla antimonio, grafite e neodimio ha voce in capitolo sul costo dell'addestramento di GPT-6 o della costruzione del prossimo stabilimento TSMC in Arizona.

L'Italia si posiziona come ponte tra Stati Uniti e Africa. Gli americani apportano denaro e tecnologia estrattiva. Il risultato atteso è una filiera parzialmente sganciata dalla Cina, con costi prevedibili e forniture garantite. Resta da vedere se i tempi di realizzazione saranno compatibili con la velocità del settore AI.

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