Antonio Tajani ha annunciato ieri che l'Italia sta lavorando a un accordo con la Repubblica Democratica del Congo sui minerali critici. È stato istituito un gruppo di lavoro bilaterale per giungere a un'intesa politica, sul modello di quelle già concluse con gli Stati Uniti e l'Argentina.

Il vicepremier ha posto l'accento su un aspetto centrale: «Per la prima volta l'Italia ha una vera politica estera delle materie prime critiche». Non è un'uscita casuale. Fino a poco tempo fa l'approvvigionamento di litio, cobalto, nichel e terre rare era considerato un tema da affidare alle singole aziende. Oggi è diventato un obiettivo nazionale, inserito nel Piano Mattei con la RDC tra i Paesi prioritari.

Perché il Congo conta

La Repubblica Democratica del Congo possiede giacimenti di cobalto e rame di grande interesse per l'intera industria globale. Il cobalto è essenziale per batterie, acciai speciali e leghe per turbine. Il rame è alla base dell'elettrificazione. L'interscambio commerciale con l'Italia si avvicina già al miliardo di euro, ma Tajani ha parlato di «importanti potenzialità ancora da sviluppare». Significa che esiste margine di crescita, a patto di arrivare prima della concorrenza.

Sul tavolo non c'è solo economia. L'accordo includerebbe anche consultazioni permanenti all'ONU su tematiche africane, un segnale che l'Italia intende posizionarsi come interlocutore politico stabile per Kinshasa.

Cosa cambia per le aziende italiane

Se l'intesa va in porto, si apre uno spazio operativo definito: accesso diretto a forniture che oggi passano attraverso intermediari cinesi o mercati spot volatili. Le aziende dell'acciaio speciale, della componentistica elettrica e delle batterie potrebbero disporre di un canale diretto verso un Paese che controlla quote rilevanti del mercato globale.

Il rischio è che l'accordo resti un documento di intenti senza seguito concreto. Gli accordi politici funzionano se sostenuti da investimenti, infrastrutture e capacità logistica. Sul Congo operano player con decenni di esperienza e strutture già consolidate. L'Italia parte con ritardo, ma con un approccio governativo esplicito che può fare differenza se tradotto in azioni concrete.