Tokyo chiude in forte recupero dopo i massimi toccati da Wall Street, ma il quadro generale resta condizionato dalla tensione sul fronte energetico. Il Nikkei recupera terreno nella sessione sfruttando l'ottimismo arrivato da New York, anche se il petrolio continua a scambiare stabilmente sopra i 100 dollari al barile.

Il blocco di Hormuz pesa ancora sui prezzi

Il Wti del Texas si mantiene intorno ai 105 dollari, in rialzo del 15%, mentre il Brent del Mare del Nord avanza ancora oltre quota 100. Il blocco dello stretto di Hormuz e gli attacchi agli impianti del Golfo hanno spostato l'equilibrio dell'offerta: il mercato incorpora ormai uno scenario di forniture ridotte e maggiore volatilità nei prossimi mesi.

Il G7 sta valutando il rilascio di riserve strategiche per stabilizzare i prezzi, ma al momento resta solo un'ipotesi. I negoziati tra Usa e Iran procedono con difficoltà, e ogni segnale di apertura viene subito smentito da dichiarazioni contraddittorie o da nuove escalation sul campo.

Wall Street spinge, ma resta la doppia faccia del mercato

L'ultimo rally di Wall Street è arrivato dopo l'annuncio di Trump di una sospensione degli attacchi contro l'Iran per due settimane, poco prima della scadenza del suo ultimatum. Gli indici americani hanno reagito positivamente, trascinando Tokyo nella sessione successiva.

Il problema è che la tregua dichiarata non significa distensione: le tensioni su Israele-Libano restano alte, con dirette conseguenze sullo stretto di Hormuz. Il mercato azionario sale quando intravede una via d'uscita diplomatica, ma l'energia continua a comportarsi come se la crisi fosse strutturale. Questa divergenza tra equity e commodities è rivelatrice: gli operatori comprano azioni quando Trump parla di pace, ma accumulano petrolio perché sanno che lo scenario resta fragile.

In pratica: finché il prezzo del greggio resta sopra 100 dollari, qualsiasi rimbalzo azionario va letto con cautela. Il mercato oscilla tra sollievo momentaneo e consapevolezza che il nodo non è sciolto.

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