Stellantis mette sul piatto un miliardo per il sito di Atessa, dove nasce il Ducato. Non è un investimento simbolico: è il riconoscimento che quel furgone continua a funzionare come pochi altri prodotti nel gruppo.
Il polo abruzzese è la più grande fabbrica europea di veicoli commerciali leggeri. In quarant'anni ha prodotto sette milioni di unità, con tre turni attivi e una produzione che i sindacati stimano a 190mila unità nel 2026. Nonostante questi numeri, Atessa rappresenta il 4% della produzione italiana del gruppo.
Hannover e la nuova famiglia
A metà settembre, alla fiera di Hannover, Stellantis presenterà la nuova generazione di commerciali. Il Ducato sarà al centro, con aggiornamenti sulla piattaforma e motorizzazioni per rispondere alle normative europee sempre più rigide. Il piano prevede di raddoppiare i ricavi da veicoli commerciali entro il 2030, un obiettivo ambizioso in un mercato dove la competizione sui prezzi è serrata e i margini si erodono facilmente.
Atessa non è mai stata in discussione, ma neanche Mirafiori lo era fino a quando non ha iniziato a fermarsi per settimane. La differenza è che il Ducato ha domanda costante: corrieri, artigiani e aziende di logistica lo comprano da decenni. La 500 elettrica, invece, si vende a fatica, e quando il mercato non tira, la fabbrica si ferma.
Commerciali: l'unico segmento che tiene
I veicoli commerciali restano uno dei pochi settori dove i costruttori europei non subiscono pressione diretta dai cinesi. Tesla non fa furgoni, BYD nemmeno. La competizione è tra marchi storici, e il Ducato ha costruito una reputazione che vale quanto l'investimento stesso.
Stellantis ha pianificato 60 miliardi fino al 2030 per l'intero gruppo. Un miliardo ad Atessa non è poco, ma è proporzionato al peso del sito. Se la produzione si mantiene sulle 190mila unità, il polo resta centrale. Se scende, neanche un miliardo basta a giustificare tre turni.
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