Matteo Renzi ha definito «uno scandalo assoluto» l'uso del golden power da parte del governo sull'operazione UniCredit-Banco BPM. L'ex premier non ha usato giri di parole: si tratta di un intervento che contraddice i principi del libero mercato e rivela un approccio dirigista dell'esecutivo.
Il golden power come strumento politico
Il leader di Italia Viva ha criticato apertamente la decisione di ricorrere ai poteri speciali dello Stato su un'operazione tra banche private. Secondo Renzi, il governo Meloni sta usando strumenti pensati per la sicurezza nazionale come leva per orientare le decisioni di mercato, un atteggiamento che definisce «statalista» e lontano dalla logica della competizione.
L'affondo arriva in un momento in cui il dossier bancario è al centro del dibattito politico. UniCredit ha presentato un'offerta su Banco BPM che ha innescato reazioni immediate da Palazzo Chigi. Il ricorso al golden power ha di fatto congelato l'operazione. Per Renzi questa mossa è ingiustificata e dannosa.
MPS e Delfin: il Tesoro deve uscire
A margine del Forum Teha di Cernobbio, Renzi ha ribadito che il Tesoro dovrebbe uscire dal capitale di Monte dei Paschi. Il ritardo nell'uscita dello Stato, secondo l'ex premier, dimostra che il ministro Giorgetti sta cercando di giocare un ruolo attivo nelle aggregazioni bancarie, anziché lasciare che sia il mercato a decidere.
Sul fronte Delfin, Leonardo Maria Del Vecchio ha dichiarato che la holding sceglierà l'offerta migliore per MPS. Una posizione di attesa che tiene aperte più opzioni, mentre il governo sembra voler guidare le mosse dall'alto.
Sul piano operativo, la questione è semplice: se il golden power diventa uno strumento ordinario per bloccare operazioni di mercato, gli investitori inizieranno a scontare un premio al rischio sulle banche italiane. Nessuna retorica sul campione nazionale può compensare questo effetto.
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