Undici arresti tra Cagliari e Nuoro. L'accusa: preparavano il colpo ai lingotti prodotti dalla Portovesme srl, controllata da Glencore. Obiettivo: i trasferimenti settimanali tra la fonderia di San Gavino e il caveau di Arezzo. Trenta chili d'oro alla volta, circa 6 milioni di euro a viaggio.
La polizia ha fermato il gruppo prima che passasse all'azione. Centotrenta agenti mobilitati all'alba, coordinamento dalla Direzione distrettuale antimafia. Operazione Golden Mole — talpa dorata, un nome che dice già tutto.
Il punto debole era dentro
Senza una talpa non si organizza un colpo su un trasporto blindato. Servono orari, percorsi, punti vulnerabili. Secondo gli investigatori, l'informatore sarebbe stato Luca Montanari, operaio della fonderia. Aveva accesso diretto alle procedure e conoscenza dei movimenti. Lo schema è classico: chi sta dentro apre la porta, chi sta fuori porta via il carico.
Il gruppo aveva già preparato veicoli rubati, sequestrati in un deposito a Isili. Uno stoccaggio controllato e pronto per l'uso, che rivela una pianificazione avanzata, non improvvisata.
Glencore e l'oro sardo
La Portovesme srl lavora metalli preziosi nella fonderia di San Gavino. A proprietà svizzera, con operazioni industriali in Sardegna. I lingotti prodotti vengono trasferiti verso Arezzo con cadenza regolare, una regolarità che diventa vulnerabilità quando qualcuno la trasforma in calendario.
Sei milioni a settimana in movimento rendono il rischio appetibile. Basterebbe intercettare il furgone una sola volta. Il blitz ha chiuso la partita prima del via, ma la struttura del piano era già completa. Gli investigatori ora ricostruiscono contatti, finanziamenti ed eventuali mandanti esterni. Operazioni di questo tipo non si montano in una stanza.
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