La ricchezza delle famiglie europee cresce, ma è crescita vera? I numeri di McKinsey dicono no. Solo un euro su cinque di questo aumento deriva da investimenti reali. Il resto è rivalutazione degli asset che già possedevi. Il tuo immobile vale di più, il tuo portafoglio azionario è salito. Ma non hai costruito nulla di nuovo.
Quando il patrimonio corre e l'economia arranca
Il problema è lo scollamento. Gli asset finanziari e immobiliari si rivalutano a velocità doppia rispetto al PIL. Quando il valore di ciò che possiedi cresce molto più della capacità produttiva del sistema, non stai assistendo a un arricchimento reale, bensì a un effetto ottico che regge finché nessuno prova a incassare davvero.
Gli economisti lo chiamano rischio di stagnazione. Quando la ricchezza è concentrata in asset già esistenti e non alimenta investimenti produttivi, l'economia rallenta. Le imprese non trovano capitale per espandersi, le infrastrutture invecchiano, l'innovazione langue. Nel frattempo i prezzi degli immobili continuano a salire, rendendo impossibile alle nuove generazioni entrare nel mercato.
L'Italia tra i più ricchi e i meno dinamici
L'Italia spicca in questa fotografia europea. Le famiglie italiane sono tra le più ricche d'Europa in termini di patrimonio netto e tra le meno indebitate. Nel 2024 dispongono di oltre 6.000 miliardi di euro di ricchezza finanziaria, alimentata da decenni di elevato risparmio. Questo patrimonio, però, non si trasforma in crescita. Resta parcheggiato in immobili, titoli di Stato e liquidità.
Il punto non è morale, è sistemico. Un'economia che accumula ricchezza senza investirla nell'espansione produttiva rallenta fino a fermarsi. I rendimenti degli asset possono sostenere i consumi per un po', ma non creano posti di lavoro né aumentano la produttività. Quando il ciclo si inverte, quella ricchezza sulla carta si rivela più fragile di quanto sembrava.
Sul piano operativo
Guardando i mercati, la tenuta dei prezzi degli asset europei dipende da fattori esterni al merito economico: dalla politica monetaria, dalla scarsità dell'offerta immobiliare, dalle dinamiche demografiche. Non dalla crescita della produzione o dei redditi. Quando la base è questa, il margine di errore si restringe parecchio.
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