Poste Italiane ha approvato l'offerta pubblica di acquisto totalitaria su Tim. L'operazione vale 10,8 miliardi e mira a portare il gruppo delle telecomunicazioni fuori dalla Borsa. Condizione necessaria: almeno il 66,67% del capitale perché l'Opa sia valida. Il completamento è previsto entro fine 2026.

Il corrispettivo è misto — contanti e azioni Poste di nuova emissione. L'obiettivo dichiarato è costruire un gruppo integrato che il management definisce "pilastro strategico per l'economia nazionale". In sostanza: concentrare sotto un unico controllante infrastrutture di rete, logistica e servizi digitali.

Soglia alta, delisting quasi certo se si arriva lì

La soglia del 66,67% non è casuale. È il livello che consente di convocare assemblee straordinarie e modificare lo statuto senza necessità di quorum rafforzati. Una volta raggiunta, il delisting diventa una conseguenza tecnica quasi immediata: con quella percentuale è possibile deliberare l'esclusione dalla quotazione senza ostacoli rilevanti da parte dei soci di minoranza.

Il mercato ora dovrà valutare due aspetti. Il primo: quanti azionisti accetteranno l'offerta. Tim è un titolo con una base azionistica frammentata, storicamente difficile da mobilitare. Il secondo: se il prezzo proposto sarà considerato congruo rispetto al valore atteso dal risanamento industriale ancora in corso.

Nessuna fusione in vista

Il comunicato esclude esplicitamente ipotesi di fusione tra i due gruppi. Poste controlla, Tim resta società separata ma esce dai listini. È una struttura che lascia margine per gestire le due realtà con logiche diverse — una scelta che può avere senso se l'integrazione operativa richiede tempi lunghi o se esistono vincoli regolatori da rispettare.

L'operazione è stata approvata dieci giorni dopo il deposito da parte del MEF della lista per il rinnovo del vertice di Poste. La tempistica conferma che il disegno strategico era già definito a livello di azionista pubblico di controllo. Per chi osserva dall'esterno: quando il timing è così stretto, l'operazione era nei piani da settimane, se non mesi.

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