È stato firmato il rinnovo del contratto nazionale Unionmeccanica-Confapi. L'intesa prevede 200 euro lordi di aumento complessivo e riguarda 450.000 lavoratori delle piccole e medie imprese metalmeccaniche. Fiom, Fim e Uilm hanno siglato l'accordo dopo mesi di trattativa, chiudendo il biennio economico 2025-2026.

Gli aumenti e la struttura dell'intesa

L'aumento si distribuisce in più tranche fino a giugno 2026. Il contratto prevede incrementi parametrati sui diversi livelli di inquadramento: al quinto livello — quello di riferimento standard — l'aumento mensile arriva a circa 88 euro lordi, ben al di sopra del minimo contrattuale previsto in altri accordi di categoria. La cifra complessiva tiene conto della dinamica inflattiva degli ultimi anni e chiude un negoziato avviato con posizioni distanti.

Oltre alla parte salariale, l'accordo porta a 250 euro annui il valore dei benefit welfare, con un incremento di 50 euro rispetto al livello precedente. Sono risorse che le aziende possono destinare a fondi sanitari, previdenza integrativa o servizi per i dipendenti. Nella contrattazione delle PMI il welfare svolge un ruolo più significativo rispetto alle grandi imprese, dove i margini salariali diretti sono più ampi.

Cosa significa per le PMI

Unionmeccanica-Confapi rappresenta circa 7.000 aziende metalmeccaniche, quasi tutte sotto i 250 dipendenti. Il costo del lavoro pesa diversamente rispetto ai gruppi che applicano il contratto Federmeccanica. Per molte di queste realtà l'aumento incide direttamente sui margini operativi, soprattutto in un contesto di prezzi delle materie prime ancora alti e di ordini in rallentamento.

L'accordo arriva in una fase in cui la domanda interna tiene meno e l'export — cruciale per il comparto — soffre la frenata tedesca e la riduzione degli ordini dalla Cina. Le piccole imprese non hanno il medesimo potere di traslare i costi sui prezzi finali. Per questo la negoziazione si è conclusa con un compromesso: aumenti reali ma graduali, con margini di flessibilità sul welfare aziendale.

Nel concreto: nei prossimi mesi il settore dovrà gestire anche il rinnovo di Federmeccanica, che copre numeri molto più elevati. Se gli aumenti dovessero divergere troppo tra i due contratti, alcune aziende Confapi potrebbero trovarsi a rivedere i propri costi del lavoro più rapidamente del previsto.

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