Il governo studia un intervento sui carburanti. Giorgia Meloni ha dichiarato di valutare una breve proroga del taglio delle accise, con particolare attenzione al gasolio, che ha registrato rincari più marcati rispetto alla benzina. Sul tavolo anche l'attivazione del meccanismo delle accise mobili, autorizzato dal Parlamento lo scorso anno ma finora rimasto inutilizzato.

Cosa sono le accise mobili

Il meccanismo delle accise mobili permette di modulare la tassazione sui carburanti in funzione delle oscillazioni dei prezzi internazionali. Quando il prezzo alla pompa supera determinate soglie, la componente fiscale si riduce automaticamente per contenere l'impatto sui consumatori. È uno strumento difensivo nato per gestire le fasi di stress sui mercati energetici, come quella attuale innescata dalle tensioni in Medio Oriente e dai tagli produttivi dell'OPEC+.

La norma esiste già, inserita in una legge dello scorso anno per fronteggiare la crisi energetica, ma finora non è mai stata attivata. Il governo sta valutando se metterla in campo, in alternativa o in aggiunta a una proroga del taglio lineare già sperimentato in passato.

Price cap e flessibilità europea

Meloni ha anche espresso l'auspicio che venga ripristinato il price cap europeo sui carburanti, strumento che limita il prezzo massimo di vendita al dettaglio. Su questo fronte, però, serve un accordo comunitario e i precedenti non sono incoraggianti. Il governo chiede margini di manovra nei bilanci nazionali, considerando l'impatto inflattivo dei rincari energetici, e il primo ministro ha riferito di colloqui con Ursula von der Leyen e altri partner mediterranei.

In pratica: se i prezzi dei carburanti continuano a salire, lo Stato richiede spazio fiscale per intervenire senza sforare i vincoli di bilancio. L'inflazione generata dall'energia pesa sui consumi e riduce il potere d'acquisto, parametri che Bruxelles dovrebbe considerare nella valutazione delle richieste di flessibilità.

Osservazione operativa

Il meccanismo delle accise mobili, se attivato, introduce un elemento di stabilizzazione automatica che riduce la necessità di decreti d'urgenza ogni volta che il petrolio sale significativamente. Dal punto di vista fiscale è neutro sul lungo periodo — si recupera quando i prezzi scendono — ma offre un cuscinetto nelle fasi acute. Resta da vedere se il governo lo userà come strumento principale o come integrazione a un intervento temporaneo tradizionale. Il diesel rimane sotto osservazione: i rincari asimmetrici rispetto alla benzina riflettono una domanda europea ancora robusta e margini di raffinazione tesi.

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