L'Unione Europea sta per scegliere Porto Marghera come sede del primo sito strategico di stoccaggio per le materie prime critiche. Il ministro Urso ha confermato che la Commissione europea effettuerà a breve un sopralluogo nell'area veneziana per valutare il progetto.
Due siti per evitare il collo di bottiglia
Il piano prevede due depositi strategici: uno nel Nord Italia e uno nel Nord Europa. L'idea è creare due porte d'accesso distinte per ridurre il rischio di dipendenza da un singolo punto di approvvigionamento. Marghera parte in vantaggio perché dispone già di infrastrutture portuali adeguate e di un contesto industriale attivo.
Secondo Urso, alcune imprese hanno già presentato progetti per attività di raffinazione e riciclo nell'area. Multinazionali che operano nella zona hanno manifestato interesse a utilizzare il sito per coprire i propri fabbisogni. Non si tratta solo di stoccaggio passivo: il progetto include impianti di trattamento e recupero dei materiali.
La lezione del 2022
L'iniziativa arriva dopo gli shock delle forniture verificatisi negli ultimi anni. Prima dell'invasione russa dell'Ucraina, molte filiere industriali europee dipendevano da fornitori extra-UE per terre rare, grafite, litio e altri minerali critici. Quando le rotte commerciali si sono bloccate, la produzione di batterie, chip e pannelli solari ha subito contraccolpi immediati.
Creare riserve strategiche sul territorio europeo serve a smorzare l'impatto di future interruzioni. L'Europa importa oltre il 90% delle sue materie prime critiche: concentrare lo stoccaggio e la lavorazione in due hub portuali dovrebbe accorciare i tempi di risposta e assicurare maggiore controllo sulla catena di approvvigionamento.
Se il sopralluogo della Commissione avrà esito positivo, Marghera potrebbe diventare il nodo meridionale della rete europea di sicurezza industriale. Un progetto che incrocia logistica, geopolitica e transizione energetica in un solo luogo.
Contenuto a scopo informativo e divulgativo. Non costituisce consulenza finanziaria.