Il fatturato della manifattura italiana cresce del 2,3% nei primi quattro mesi dell'anno. L'export segna +2,2%, mentre la produzione tiene a +0,8%. Sono i numeri dell'ultima analisi trimestrale Prometeia-Intesa Sanpaolo, che fotografano un settore in movimento senza scossoni, con direzione chiara.

Dove si cresce e dove si frena

Elettrotecnica e meccanica tirano. Sono i comparti che beneficiano del ciclo degli investimenti in costruzioni e transizione energetica. Il rimbalzo post-pandemia nel settore edilizio ha innescato una domanda costante di componenti, impiantistica e macchinari. Chi produce per le costruzioni ha registrato una crescita media ben superiore a quella della manifattura generale negli ultimi tre anni.

Dall'altra parte, alimentare e trasporti perdono terreno. Il primo paga il rallentamento dei consumi interni, il secondo sconta la frenata del settore auto in Europa e le incertezze sulla mobilità elettrica. Due velocità nette, senza zone grigie.

Il ruolo delle scorte

La crescita del fatturato viene in parte da un accumulo di scorte. Le imprese non stanno solo producendo per vendere subito, ma ricostruendo buffer dopo anni di supply chain sotto stress. È una dinamica che sostiene i numeri ma che non si traduce automaticamente in una domanda finale più forte.

Gli investimenti, invece, rimangono il driver più solido. Le aziende stanno ancora spendendo in tecnologia, efficienza e adeguamento normativo. Finché questo tiene, la manifattura ha una base su cui appoggiarsi. Il punto debole resta la domanda estera: +2,2% è un segno più, ma non è un ritmo che compensa le fragilità interne dei principali mercati di sbocco.

Se la produzione cresce meno del fatturato (+0,8% contro +2,3%), una parte del risultato viene da prezzi e mix, non solo da volumi. La manifattura italiana sta tenendo, ma i margini si difendono più che espandersi.