L'Ufficio Parlamentare di Bilancio ha rivisto al rialzo le proiezioni di crescita per il 2026, portando la stima da +0,6% a +0,9%. Per il 2027 la previsione rimane a +0,6%. La revisione arriva in un contesto dove l'economia italiana mostra una tenuta superiore alle attese, nonostante l'incertezza geopolitica e l'instabilità commerciale internazionale.

Domanda interna più solida del previsto

Il dato non è esplosivo, ma il segnale è chiaro: la domanda domestica tiene meglio di quanto molti avessero stimato a inizio anno. Consumi e investimenti non cedono sotto il peso dell'inflazione alta e dei tassi elevati. Il mercato interno italiano, spesso dato per morto a ogni cambio di scenario, continua a macinare risultati modesti ma stabili.

La distanza rispetto alle previsioni di Bankitalia — che per il 2026 indica +0,6% — evidenzia quanto sia complesso fare stime in questa fase. Il rincaro dell'energia pesa, l'incertezza geopolitica frena gli investimenti, ma i fondamentali domestici reggono. L'inflazione attesa attorno al 3% nel 2026 è ancora sopra il target BCE, ma non abbastanza da bloccare i consumi.

Il quadro resta fragile

Tre decimi di PIL in più rispetto alle stime precedenti non cambiano la sostanza: l'Italia cresce poco. Il confronto con le economie del Nord Europa resta impietoso e il protezionismo commerciale in arrivo dagli Stati Uniti potrebbe comprimere ulteriormente il margine di manovra.

In un contesto dove dieci regioni italiane hanno consumi fermi ai livelli del 2007, la revisione al rialzo dell'Upb va letta per quello che è: un aggiustamento tecnico che fotografa una resistenza maggiore del previsto, non un cambio di passo. Sul piano operativo significa che la recessione non è imminente, ma l'accelerazione resta lontana.