Una famiglia italiana media destina ormai il 42% dei propri consumi totali alle spese obbligate: 9.693 euro all'anno che se ne vanno prima ancora di decidere cosa fare con il resto. Sono i dati Confcommercio, e raccontano un problema che peggiora da trent'anni.
Casa, energia, assicurazioni: la forbice che si allarga
Dal 1995 a oggi il peso delle spese obbligate sui consumi delle famiglie è aumentato del 4,7%. Non sembra molto, ma significa che ogni anno una quota crescente del reddito disponibile esce dal portafoglio senza margini di scelta. Abitazione, bollette, assicurazioni, mutui: voci che non puoi comprimere e che hanno registrato incrementi di prezzo sistematicamente superiori rispetto ai beni discrezionali.
È questa dinamica differenziata dei prezzi a spiegare l'aumento dell'incidenza. Mentre l'inflazione generale ha seguito un percorso relativamente contenuto fino al 2021, le componenti obbligate — energia in testa — hanno accelerato con violenza negli ultimi anni. Il risultato è che le famiglie hanno meno spazio per tutto il resto: viaggi, ristoranti, acquisti non essenziali.
Il 2026 non migliora il quadro
Le proiezioni per il 2026 segnalano un ulteriore deterioramento, ancora una volta trainato dall'energia. I prezzi del gas naturale in Europa restano strutturalmente più alti rispetto al periodo pre-2022, e questo si riflette sulle bollette anche quando le quotazioni spot calano temporaneamente. Le famiglie italiane, già alle prese con un livello di spese obbligate elevato rispetto alla media europea, si trovano ora in una morsa più stretta.
Sul piano dei consumi aggregati, questo significa meno margine per la domanda interna e una maggiore vulnerabilità agli shock. Quando quasi la metà del budget familiare è già impegnato prima di uscire di casa, basta poco per far saltare gli equilibri. E i mercati lo sanno: ogni dato sui consumi delle famiglie italiane va letto tenendo presente questa rigidità crescente.
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