Giorgia Meloni e il premier ceco Andrej Babiš hanno preparato sei proposte concrete per riformare il sistema europeo di scambio delle emissioni (Ets), da presentare al Consiglio europeo di ottobre con una pressione coordinata.
Non si tratta di una mossa estemporanea. Il 20 maggio il ministro Urso aveva già incontrato a Roma l'omologo ceco Karel Havlíček per lavorare su questo dossier. Adesso le carte sono sul tavolo.
Le sei proposte operative
La prima richiesta è usare la Market Stability Reserve per contenere la dinamica dei prezzi della CO2 sul mercato Ets. In pratica: se i permessi di emissione salgono troppo, la riserva deve intervenire per stabilizzare i costi che ricadono sulle imprese.
La seconda proposta mira a aumentare il margine nell'assegnazione delle quote gratuite ai settori energivori — ceramica, acciaio, cemento — industrie che non possono delocalizzare e che già vedono la competitività erodere dai costi del carbonio.
Terzo punto: limitare il trasferimento del costo della CO2 sulle bollette elettriche. Quarto: rafforzare la trasparenza sul mercato Ets, dove i prezzi rispondono anche a dinamiche speculative poco legate alle emissioni reali.
Le ultime due richieste riguardano il rinvio dell'Ets2 — quello che dal 2027 dovrebbe interessare trasporti e riscaldamento — e la necessità di evitare che i vincoli europei peggiorino ulteriormente l'approvvigionamento energetico.
Il pressing sui costi dell'industria
Meloni e Babiš condividono una convinzione: l'Europa rischia di non essere più in grado di produrre, investire e competere sui mercati globali. L'Ets è nato per ridurre le emissioni, ma sta diventando un freno alla capacità industriale europea.
Il problema è noto da tempo. I permessi di emissione hanno registrato oscillazioni violente negli ultimi due anni, con picchi oltre i 100 euro a tonnellata nel 2023. Le aziende faticano a pianificare investimenti quando il costo della CO2 diventa una variabile imprevedibile.
Roma e Praga vogliono portare al Consiglio europeo una posizione già condivisa, per evitare che la discussione si disperda in mediazioni tecniche. Se altre capitali si uniranno — soprattutto tra i Paesi con forte base manifatturiera — il peso politico delle proposte aumenterà.
Sul tavolo c'è un compromesso evidente: mantenere gli obiettivi climatici senza smantellare l'industria europea. Le sei proposte tentano di trovare un equilibrio che finora manca.
Contenuto a scopo informativo e divulgativo. Non costituisce consulenza finanziaria.