Il mercato del lavoro italiano sta sviluppando una crepa profonda proprio nei settori che dovrebbero trainare la crescita. Ingegneria, tecnologia e sanità raccolgono candidature che sono il 70% sotto la media degli annunci pubblicati. Non è un dato da poco: significa che per ogni posizione aperta arrivano meno di un terzo delle domande necessarie.
Il caso estremo è quello del reliability engineer, figura chiave per l'affidabilità dei sistemi industriali e tech. Qui il crollo arriva al 95%: praticamente nessuno risponde. Non perché il lavoro non esista o non paghi, ma perché chi possiede queste competenze è già occupato oppure richiede condizioni che poche aziende sono disposte a offrire.
Invecchiamento e intelligenza artificiale: la tenaglia si stringe
Lisa Feist, economista di Indeed, ha reso esplicito quello che molti responsabili HR già vivono quotidianamente: la progettazione tecnica e lo sviluppo informatico sono diventati veri colli di bottiglia. Le aziende pubblicano annunci, ma le candidature non arrivano. E quando arrivano, spesso mancano del livello richiesto.
Due forze agiscono contemporaneamente. Da un lato, l'invecchiamento demografico: la piramide dell'età in Italia si restringe alla base da anni, e il problema inizia a manifestarsi nei numeri delle assunzioni. Dall'altro lato, l'intelligenza artificiale ha creato una nuova domanda di competenze che il sistema formativo non riesce a soddisfare. Servono profili capaci di gestire machine learning, diagnostica predittiva e automazione — competenze che sul mercato italiano sono estremamente rare.
Dove vanno i pochi che ci sono
Le grandi società di consulenza — Deloitte, KPMG, PwC, EY, BIP — assorbono quasi metà degli annunci pubblicati nel settore economico-finanziario-tributario e tecnologico. Chi possiede competenze in AI o sviluppo avanzato finisce in queste realtà oppure accetta offerte estere. Il risultato è che le PMI e le aziende meno strutturate restano escluse dal gioco.
Il problema non riguarda solo le assunzioni attuali, ma la capacità competitiva del Paese nei prossimi cinque anni. Se i settori ad alto valore aggiunto non trovano persone, rallentano o delocalizzano. E questo non si recupera con incentivi fiscali o bonus assunzioni: serve una base di competenze che al momento non esiste.
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