L'inflazione americana è salita al 4,2% a maggio, il dato più alto da aprile 2023. È il terzo mese consecutivo di accelerazione. Il mercato si aspettava questo numero, ma vederlo nero su bianco cambia le cose per la Fed e per chi opera nei mercati.
La pressione sulla Fed torna a salire
La dinamica dei prezzi si è rimessa in moto dopo mesi di rallentamento. Il dato core, quello che esclude energia e alimentari, continua a stare sopra il 3%. L'inflazione di fondo non è sparita — si è solo nascosta per qualche trimestre.
La Federal Reserve aveva iniziato a segnalare una possibile pausa nel ciclo restrittivo. Con questi numeri diventa più complicato. I tassi restano alti, e chi sperava in un cambio di rotta prima dell'estate deve rifare i conti.
Trump rilancia contro l'Iran, i mercati oscillano
Nel frattempo l'escalation verbale di Trump contro l'Iran è tornata in primo piano. L'amministrazione USA accusa Teheran di prolungare i negoziati e minaccia conseguenze dirette, inclusi attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane.
Le borse reagiscono a ogni dichiarazione. Il rischio geopolitico si somma all'incertezza sui tassi: da una parte l'inflazione che risale, dall'altra la possibilità che un nuovo conflitto in Medio Oriente spinga ancora più in alto i prezzi dell'energia. È uno scenario che complica la gestione del rischio su qualunque portafoglio.
Sul fronte domestico italiano, l'attenzione resta sul risiko bancario. Intesa ha lanciato l'offerta su MPS, e il mercato si interroga sui prossimi possibili incastri del settore. È chiaro però che i movimenti di Piazza Affari dipendono sempre più da quello che accade oltreoceano — e in questo momento non è rassicurante.
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