L'Istat ha confermato che a maggio l'inflazione italiana ha segnato +0,4% su mese e +3,2% su anno, rispetto al +2,7% del mese precedente. L'accelerazione arriva quasi interamente dall'energia non regolamentata e dai servizi legati ai trasporti.
Cosa ha spinto i prezzi verso l'alto
I beni energetici non regolamentati — benzina, gasolio, gas di mercato — hanno ripreso a correre. Non è una sorpresa: chi opera sa che i prezzi all'ingrosso si sono mossi settimane fa e ora l'effetto arriva al consumo. I servizi di trasporto hanno seguito, con aumenti su voli, treni e noleggi. Si aggiungono i servizi ricreativi e quelli per la cura della persona, settori dove la domanda estiva inizia a pesare.
L'inflazione di fondo — quella che esclude energia e alimentari freschi — resta invece al +1,8% annuo. Questo significa che la pressione sui prezzi core non è fuori controllo, ma il balzo complessivo al 3,2% sposta l'attenzione sulla durata di questa fase.
Il dato acquisito e le prossime mosse BCE
Con cinque mesi alle spalle, il dato acquisito per il 2026 si attesta al +2,6%. Se l'inflazione restasse ai livelli attuali per il resto dell'anno, chiuderemmo sopra il target della BCE. Francoforte ha già tagliato i tassi a inizio anno, ma un'inflazione che torna sopra il 3% complica la narrazione del ritorno alla normalità.
Sul piano operativo, questo numero rende meno scontato un ulteriore taglio a breve. I mercati avevano iniziato a scontare un allentamento monetario più rapido; ora devono fare i conti con dati che vanno nella direzione opposta. La curva dei rendimenti italiani ha già iniziato a muoversi: i BTP a due anni incorporano meno tagli rispetto a una settimana fa.
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