Giancarlo Giorgetti ha fissato il perimetro della richiesta italiana a Bruxelles: lo 0,6% del PIL per la sicurezza energetica, somma del massimo margine disponibile (0,3% + 0,3%). Sulla difesa, invece, l'Italia non chiederà il tetto pieno, fermandosi a quote inferiori. La comunicazione è arrivata dal ministro dell'Economia in arrivo alla Camera, con una precisione che di solito precede confronti complicati con l'Unione europea.
Il nodo energia pesa più della difesa
La scelta di saturare il margine disponibile sull'energia e non su quello della difesa rivela dove il governo vede il rischio maggiore. L'instabilità in Medio Oriente continua a tenere nervosi i mercati delle materie prime, e l'Italia — con una dipendenza energetica ancora pesante nonostante la diversificazione degli ultimi anni — sa che ogni euro disponibile per ridurre questa vulnerabilità è fondamentale. Il parallelo con lo shock energetico del 2022, citato più volte dallo stesso Giorgetti negli incontri internazionali, evidentemente guida le priorità.
L'approvazione della richiesta dovrebbe arrivare a ottobre, insieme all'esito della procedura per deficit eccessivo. Il governo ha già comunicato che il timing dello scostamento di bilancio sarà definito solo dopo aver chiuso questa partita con Bruxelles. La sequenza non è casuale: serve margine negoziale con la Commissione prima di muovere cifre sul fronte interno.
Safe agita i rapporti interni
Nel frattempo la maggioranza si è agitata su un altro fronte: l'adesione dell'Italia al progetto Safe, il sistema di difesa aerea europeo. Antonio Tajani ha annunciato la partecipazione italiana, salvo poi correggere il tiro di fronte alle reazioni della Lega. Il partito di Salvini ha fatto sapere senza mezzi termini che su questioni di questo tipo decide il Parlamento, non dichiarazioni unilaterali. Tajani ha minimizzato, parlando di «tempesta in un bicchier d'acqua», ma l'episodio mostra tensioni interne su come gestire gli impegni di spesa militare in un contesto di bilancio pubblico già sotto pressione.
L'Italia si muove su due binari: massimo utilizzo delle risorse disponibili per l'energia e prudenza sulla difesa. Ottobre sarà la data chiave per capire quanto margine resterà davvero disponibile dopo il confronto con Bruxelles.
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