La politica di coesione europea sta cambiando natura. L'apertura del Commissario Raffaele Fitto a usare i fondi strutturali per contenere l'impatto del caro energia segna un punto di svolta — e non in meglio.
Quei soldi nascevano per costruire infrastrutture, finanziare ricerca e sostenere le aree più deboli. Adesso rischiano di finire in una lunga serie di interventi tampone, dettati dall'urgenza del momento e dal calendario elettorale. Quando tutto diventa prioritario, niente lo è realmente.
Il bilancio Ue tra vincoli formali e deroghe continue
Sulla carta, i vincoli esistono. Il FESR richiede almeno il 30% delle risorse per la transizione verde e l'8% per le aree urbane. Il FSE+ deve destinare almeno il 25% dei fondi a obiettivi sociali precisi. Ma le emergenze hanno creato una prassi: quando serve liquidità immediata, i massimali saltano.
Il Fondo di solidarietà dell'Unione europea può mobilitare fino a 500 milioni l'anno per crisi economiche o calamità naturali. La Riserva per aiuti d'urgenza raggiunge i 280 milioni annui per emergenze umanitarie fuori dall'Ue. Strumenti utili, ma ormai attivati con una frequenza tale da perdere il confine tra eccezionale e ordinario.
Next Generation EU: i numeri e il rischio dispersione
Il piano Next Generation EU promette di generare fino a 2 milioni di posti di lavoro aggiuntivi entro il 2022 — dato ormai superato dai fatti — e stanzia 150 miliardi per il mercato del lavoro entro il 2027. Cifre importanti, ma che rischiano di disperdersi se i fondi vengono dirottati su spese correnti o su interventi senza un disegno di lungo periodo.
Il problema non è aiutare chi è in difficoltà, bensì che ogni crisi — energetica, sanitaria, geopolitica — diventa l'occasione per spostare risorse da progetti strutturali a misure di breve respiro. Quando i soldi europei si trasformano in una riserva da cui attingere per chiudere i buchi di bilancio o calmare il malcontento prima di un voto, il loro effetto leva sul Pil svanisce.
Chi opera sui mercati lo sa: gli investimenti infrastrutturali pesano sul multiplo di valutazione di un Paese, la spesa assistenziale no. E l'Europa, in questa fase, sta scivolando sempre più verso la seconda.
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