Pierroberto Folgiero, amministratore delegato di Fincantieri, ha dichiarato che il nucleare rappresenta la soluzione di lungo periodo per la propulsione navale. Non si tratta di una provocazione: il tema della decarbonizzazione del trasporto marittimo è sul tavolo da anni e le alternative oggi disponibili — GNL, metanolo, idrogeno — presentano tutte limiti operativi o economici che le rendono soluzioni di transizione.

Nucleare come leva industriale per l'Europa

L'aspetto interessante della dichiarazione di Folgiero non è solo tecnologico, ma soprattutto industriale: riportare in Europa una parte della cantieristica mercantile oggi concentrata in Asia. La propulsione nucleare richiede competenze ingegneristiche, normative e di sicurezza che i cantieri europei già possiedono — Fincantieri costruisce sottomarini e navi militari da decenni. Se il nucleare diventa standard nel settore mercantile, la competizione si sposta su terreni dove l'Europa ha un vantaggio rispetto ai cantieri cinesi e coreani.

Fino a oggi il nucleare a mare è stato dominio esclusivo delle marine militari e dei rompighiaccio russi. Il contesto, però, sta cambiando: le pressioni normative sulle emissioni crescono, il costo del combustibile tradizionale rimane volatile e l'autonomia delle navi nucleari elimina la dipendenza dalle rotte di rifornimento. Per le grandi portacontainer o le metaniere che percorrono rotte oceaniche, i conti potrebbero iniziare a tornare.

Ostacoli concreti da superare

Restano tre problemi da risolvere. Il primo è normativo: nessun porto commerciale è oggi attrezzato per gestire navi nucleari civili. Il secondo riguarda il costo iniziale: costruire una nave con reattore nucleare costa diversi multipli rispetto a una convenzionale. Il terzo è culturale: convincere armatori, assicuratori e autorità portuali della sicurezza e della gestibilità della tecnologia.

Folgiero ha scelto di posizionare Fincantieri su questa prospettiva ora, quando il settore cerca ancora la tecnologia definitiva. Se il nucleare diventa realtà, i cantieri che svilupperanno per primi le relative competenze partiranno avvantaggiati. Se resta una nicchia, Fincantieri continuerà a costruire navi militari come sempre. Il rischio industriale è contenuto, il potenziale di ritorno è alto.

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