L'industria cosmetica italiana chiude un altro anno sopra le aspettative: fatturato di 18 miliardi di euro, crescita del 2,9%. Non è un settore che fa rumore, ma i numeri dimostrano che tiene anche quando il quadro macroeconomico rallenta.
La vera forza sta nell'export: 8,6 miliardi, quasi il 48% della produzione totale. Stati Uniti, Francia e Germania assorbono la maggior parte dei flussi. La domanda estera continua a crescere più velocemente di quella interna, ampliando il margine di manovra delle aziende.
La filiera vale tre volte il fatturato diretto
Gli 18 miliardi rappresentano solo il fatturato delle aziende cosmetiche. La filiera estesa — packaging, materie prime, macchinari, distribuzione — porta il valore complessivo a 49 miliardi. Ciò significa che ogni euro di prodotto finale ne muove altri due a monte e a valle.
Questo spiega perché il settore interessa anche chi non compra rossetti: è una componente strutturale dell'export manifatturiero italiano, con catene di fornitura radicate sul territorio.
E-commerce e presidio del mercato interno
Il canale digitale continua a guadagnare quota di mercato. L'e-commerce cresce più della media del settore, segno che la distribuzione si è adattata rapidamente ai cambiamenti nelle abitudini d'acquisto.
Nel mercato interno la crescita è più contenuta, ma c'è. Le filiali estere insediate in Italia non sono solo un segnale di attrattività: servono a intercettare tendenze locali che poi finiscono nei prodotti globali. Il presidio del mercato domestico rimane strategico anche per chi esporta l'80% del fatturato.
La cosmetica italiana non è solo brand di lusso: è una filiera produttiva solida, con margini stabili e una capacità di tenuta che tiene il passo anche quando l'economia rallenta. I dati del 2024 confermano che il settore ha costruito un posizionamento difficile da scalfire.
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