Al forum Confcommercio è arrivato il conto: tra guerra e bollette energetiche, le famiglie italiane rischiano di trovarsi con 963 euro in meno all'anno da destinare ai consumi. Non è una proiezione teorica, è la stima di chi rappresenta commercio e servizi, settori che vedono la domanda in calo ormai da mesi.

Le prospettive di crescita si sono ristrette: +0,3% per il 2026, +0,4% per il 2027. Numeri che parlano di stagnazione appena mascherata. Nel forum si è chiesto esplicitamente al governo di aprire un confronto sul dumping contrattuale, il fenomeno che comprime i redditi e lascia le famiglie senza margini per spendere.

Il meccanismo è semplice: meno soldi, meno spesa

La dinamica è meccanica. Se una famiglia deve destinare più risorse a luce, gas e carburante, quella stessa somma non finisce più nei negozi, nei ristoranti, nei servizi. Il Centro Studi di Confcommercio ha misurato l'impatto diretto dello shock energetico sulla capacità di spesa: 963 euro rappresentano circa l'equivalente di due mensilità di spesa variabile per una famiglia media.

Non è solo questione di inflazione, ma della combinazione tra costo dell'energia stabilmente più alto e contratti di lavoro che non recuperano potere d'acquisto. Il risultato è un taglio netto alla domanda interna, quella che in Italia pesa circa il 60% del PIL.

Stagnazione non è recessione, ma il risultato è simile

Crescere dello 0,3% significa praticamente fermarsi. Per le imprese del terziario vuol dire fatturati piatti, impossibilità di investire, difficoltà a rinnovare contratti e assumere. Per chi opera nei mercati significa un'economia che non genera utili in crescita, quindi multipli bassi e scarso interesse per l'equity domestico.

La richiesta di un confronto sul dumping contrattuale non è casuale. Confcommercio segnala che il problema non è solo il costo dell'energia in sé, ma il fatto che il sistema produttivo stia comprimendo i redditi invece di assorbirli. Se la lotta all'inflazione si trasforma in lotta ai salari, il consumo interno collassa.

Sul piano operativo, l'Italia resta esposta a qualsiasi rialzo del gas naturale e del petrolio, senza capacità di compensare con la domanda interna. Questo rende il paese vulnerabile ogni volta che il Medio Oriente si muove o la Russia stringe le forniture. I 963 euro in meno sono la traduzione numerica di quella vulnerabilità.

Contenuto a scopo informativo e divulgativo. Non costituisce consulenza finanziaria.