Il commercio internazionale ha chiuso il 2024 con una crescita del 3,8% in volume — il doppio rispetto alle previsioni iniziali. Ma dietro i numeri positivi si nasconde un problema emergente: l'aumento dei mancati pagamenti tra aziende.

Nonostante le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, i dazi americani e la frammentazione dei blocchi commerciali, oltre il 70% delle imprese si aspetta una crescita dell'export per quest'anno. Una contraddizione? No, perché le aziende sanno che vendere è un conto e incassare è un altro. Il secondo aspetto sta diventando il vero problema.

Volumi su, affidabilità giù

Il commercio mondiale è cresciuto nel 2024 soprattutto grazie alla Cina e alle economie asiatiche. Gli scambi legati all'intelligenza artificiale — chip, server, componenti — hanno spinto i volumi. L'Europa ha ripreso a importare, l'America ha continuato a consumare. Tutto regolare, sulla carta.

Ma i flussi di pagamento non seguono la stessa traiettoria. Le difficoltà di accesso al credito per le imprese medie, i ritardi nei bonifici transfrontalieri e l'aumento del rischio paese in alcune aree emergenti creano un collo di bottiglia finanziario. Le merci viaggiano, i soldi meno.

Il problema si chiama liquidità, non volumi

I mancati pagamenti colpiscono soprattutto le piccole e medie imprese che esportano senza strumenti di copertura adeguati. Le assicurazioni del credito stanno alzando i premi, le banche chiedono garanzie più solide per aprire lettere di credito. Molte aziende vendono e consegnano, ma poi aspettano mesi per ricevere i bonifici. In alcuni casi non li ricevono affatto.

L'impatto sui bilanci aziendali inizia a essere visibile: margini operativi che tengono, ma flussi di cassa che si contraggono. Un mix che peggiora se i tassi restano alti e il costo del denaro continua a pesare su chi deve coprire i tempi morti tra fatturazione e incasso.

In pratica: il commercio mondiale cresce, ma cresce anche la percentuale di chi vende a credito e poi fatica a recuperare. È un rischio che i dati aggregati sul PIL non mostrano, ma che le aziende percepiscono quotidianamente.

Contenuto a scopo informativo e divulgativo. Non costituisce consulenza finanziaria.