Migliaia di metalmeccanici hanno bloccato Cassino giovedì per costringere Stellantis a chiarire il futuro dello stabilimento laziale. La situazione è critica: dall'inizio dell'anno sono stati lavorati appena 16 giorni, il resto è stato cassa integrazione o fermate programmate.
La produzione 2025 è stata la più bassa mai registrata nello stabilimento. Non si tratta di un calo fisiologico o di una pausa per riconversione, ma di un impianto che gira al minimo senza prospettive chiare. Maserati e Alfa Romeo vi sono concentrati, tuttavia i volumi di vendita di entrambi i marchi non giustificano più la capacità produttiva installata.
Cosa aspettano i sindacati
Il piano industriale del CEO Santo Filosa dovrebbe arrivare nelle prossime settimane. Le domande sul tavolo sono dirette: quale futuro per Alfa Romeo e Maserati? Quali modelli saranno assegnati a Cassino? Quanti turni e quante persone saranno necessari?
Alla manifestazione erano presenti anche i vertici di Unindustria, segnale che il tema non riguarda solo i dipendenti diretti ma l'intera filiera. L'indotto automotive del basso Lazio dipende in gran parte da quello stabilimento. Un eventuale ridimensionamento o spostamento di produzioni comporterebbe danni ben oltre il perimetro della fabbrica.
Il nodo strategico resta aperto
Il problema di fondo è semplice: Stellantis ha troppa capacità produttiva in Europa e domanda insufficiente. Cassino è uno dei siti che deve dimostrare competitività rispetto alle altre opzioni del gruppo. La transizione elettrica complica il quadro, poiché i modelli premium su cui punta lo stabilimento richiedono investimenti pesanti e margini attualmente non disponibili.
I sindacati hanno ottenuto visibilità; ora serve una risposta concreta. Senza un piano industriale con numeri chiari su volumi e investimenti, le fermate continueranno e la tensione aumenterà. Cassino ha bisogno di certezze, non di promesse generiche.
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