Mediobanca ha pubblicato i dati sulle imprese italiane dell'arredamento. Il quadro è quello di un settore che tiene: le aziende più grandi e strutturate stimano ricavi in crescita dello 0,9% per il 2025 ed export sostanzialmente piatto a +0,2%. Numeri bassi, ma positivi in un anno in cui le tensioni geopolitiche avrebbero potuto produrre conseguenze ben più gravi.
La guerra non ha fermato gli ordini
Il dato interessante non è tanto la crescita in sé, quanto il fatto che si registri nonostante il contesto. L'arredo italiano è un prodotto di fascia medio-alta, sensibile ai cicli di spesa delle famiglie e delle imprese. Quando c'è incertezza, il primo riflesso è rimandare l'acquisto di un divano o di una cucina. Invece le imprese del settore continuano a fatturare, segnale che la domanda internazionale regge.
L'export resta stabile, il che significa che i mercati di riferimento — Stati Uniti, Germania, Francia, Medio Oriente — non hanno tagliato gli ordini. In particolare il segmento di fascia alta ha retto meglio, perché meno esposto ai cali dei consumi di massa. Le aziende che producono su commessa per il contract e l'hotellerie hanno beneficiato della ripresa del turismo e della spesa per progetti commerciali.
Il 2026 vede una ripresa più netta
Le previsioni per il 2026 indicano una crescita più marcata. Se il quadro geopolitico non peggiora e i tassi d'interesse in Europa continuano a scendere, il settore dovrebbe beneficiare di un ritorno della domanda interna e di una ripresa degli investimenti in edilizia commerciale. La normalizzazione del ciclo dei tassi BCE — con l'inflazione al 2% e i servizi in rallentamento dal 3,6% al 3,3% — lascia spazio a una dinamica di consumi più sostenuta.
In pratica: se la guerra non si allarga e la domanda finale tiene, l'arredo italiano ha una traiettoria positiva già tracciata. Le imprese più grandi, con strutture produttive efficienti e reti commerciali consolidate, dispongono degli elementi che fanno la differenza quando i margini si comprimono.
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