L'Italia si piazza al quarto posto tra i paesi europei per attrattività dei capitali stranieri. Non è una classifica di simpatia: è il risultato di scelte fiscali precise e di un mercato finanziario che ha smesso di fare da spettatore.

Secondo Henley & Partners, la combinazione tra flat tax per nuovi residenti, regime favorevole sulle successioni e accesso diretto al mercato unico ha creato un pacchetto competitivo. Un sondaggio Deutsche Bank lo conferma: il 33% delle aziende intervistate indica l'Italia come destinazione di investimento. La quota sul mercato europeo si è stabilizzata al 4,1%, dato che non impressiona in valore assoluto ma che segna un cambio di passo rispetto agli anni precedenti.

Milano come centro finanziario

Dietro questi numeri c'è Milano, che ha accelerato negli ultimi tre anni. Non si tratta solo di fintech o startup, anche se contiamo. Il punto è che la città ha attratto desk di trading, team di gestione e sedi operative di fondi che prima erano altrove. Londra post-Brexit ha lasciato spazio, Francoforte non ha assorbito tutto, e una parte è finita qui.

La flat tax al 7% per pensionati stranieri che si trasferiscono al Sud e quella al 100.000 euro per i nuovi residenti facoltosi hanno fatto da catalizzatore. Strumenti che altri paesi hanno copiato o stanno valutando, ma l'Italia li ha messi in campo per primi in questa configurazione.

Cosa funziona e cosa no

Sul fronte dell'imposta di successione, l'Italia resta uno dei paesi più leggeri d'Europa: niente tassa fino a un milione per erede in linea diretta e aliquota al 4% oltre quella soglia. Per chi sposta patrimoni familiari o pianifica il passaggio generazionale, è un vantaggio concreto rispetto a Francia o Germania.

Il quarto posto non significa che tutto funziona. La burocrazia resta lenta, così come il sistema giudiziario. Ma quando un investitore confronta il carico fiscale effettivo, la stabilità politica relativa e l'accesso al mercato UE, l'Italia è rientrata nella short list. Cinque anni fa non lo era.

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