In un mese sono arrivati tre investimenti strutturali nel settore dei data center italiano: Equinix, EdgeConneX e Vantage. Non sono scommesse isolate. Dietro c'è un cambio di passo: da 7,1 miliardi nel triennio 2023-2025 a oltre 25 miliardi previsti per il 2026-2028, secondo i dati del ministero delle Imprese.
Il governo sta lavorando per posizionare l'Italia come snodo fisico delle infrastrutture digitali europee. Non è retorica: il Mediterraneo è un corridoio naturale per i cavi sottomarini che collegano Europa, Africa e Medio Oriente. Sherif Rizkalla, presidente dell'Associazione Italiana Data Center, parla di un "superciclo infrastrutturale" con la capacità dei cavi destinata a decuplicare nei prossimi anni.
Il peso del 2024 e la concentrazione lombarda
Nel 2024 sono stati attivati 75 nuovi MW IT di potenza, portando il totale a 513 MW (+17% sul 2023). La crescita si concentra soprattutto in Lombardia, dove si stanno concentrando i progetti più rilevanti. Le ragioni sono chiare: prossimità alla domanda enterprise, disponibilità di energia e infrastrutture di connettività già mature.
Il confronto con gli Stati Uniti resta ampio e l'obiettivo dichiarato è proprio colmare questo divario. Tuttavia, il ritmo di espansione indica che qualcosa si è realmente mosso. Le stime parlano di 23 miliardi complessivi nel periodo 2025-2030, dopo i 5 miliardi del biennio precedente. L'accelerazione è netta.
Non solo annunci
Tre operatori globali che firmano nel giro di quattro settimane non sono una casualità. Significa che gli asset — terreni, autorizzazioni, accesso all'energia — sono disponibili e che le condizioni per costruire esistono davvero. I data center non si annunciano: o si realizzano o non si realizzano. E questi si stanno realizzando.
L'aspetto più interessante è che l'Italia sta intercettando la domanda da AI e cloud, settori che richiedono infrastrutture massicce. Se il paese diventa realmente un hub mediterraneo per l'elaborazione dati, il valore aggiunto non è solo economico, ma strategico.
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