Il settore caseario italiano chiude il 2025 con un fatturato di 28,5 miliardi di euro e un export record di 6,7 miliardi, in crescita del 4,6%. Un risultato che arriva mentre gli Stati Uniti alzano le barriere doganali e lo stretto di Hormuz resta sotto osservazione.
I numeri mostrano che il mercato europeo ha compensato le perdite americane. I formaggi DOP e IGP rappresentano il 40% dei volumi esportati ma il 55% del valore: chi vende qualità perde meno quando i dazi mordono. Negli ultimi dieci anni l'export è salito del 90%, raggiungendo quasi 680 milioni di chili nel 2025.
Dove vanno i margini con dazi al 20%
Le stime SVIMEZ indicano una contrazione dell'export italiano verso gli USA del 4,3% con dazi al 10%, che sale all'8,6% con dazi al 20%. Per l'agroalimentare si parla di miliardi di euro in meno. Il rischio non è sparire dal mercato americano, bensì che i margini si riducano fino a rendere certi prodotti non sostenibili su quella piazza.
I formaggi DOP hanno difese migliori: il consumatore finale è meno sensibile al prezzo quando acquista Parmigiano o Grana. Tuttavia, un dazio del 20% non è neutro nemmeno per prodotti di fascia alta.
I primi tre mesi del 2026
Il trend positivo prosegue anche nel primo trimestre 2026, con le vendite che tengono nonostante le criticità restino invariate. La domanda è capire se questa tenuta è strutturale o se il mercato sta scontando ordini anticipati per evitare rincari futuri.
L'aggregazione tra i Consorzi — obiettivo dichiarato di Afidop — serve a questo: presentarsi più forti quando si negoziano le condizioni con i distributori esteri, che oggi hanno più leva rispetto al passato. Chi opera da solo rischia di trovarsi schiacciato tra i costi in salita e i prezzi di vendita sotto pressione.
Contenuto a scopo informativo e divulgativo. Non costituisce consulenza finanziaria.