Raffaele Fitto, commissario europeo alla Coesione, ha messo nero su bianco una possibilità già prevista dai regolamenti UE: Regioni e Stati membri possono rimodulare su base volontaria le risorse della politica di coesione e del Just Transition Fund per destinarle a progetti energetici o di altro tipo. Nessuno spostamento obbligatorio, nessuna imposizione da Bruxelles. Eppure in Italia la lettera ha scatenato reazioni come se si trattasse di un esproprio delle risorse del Sud.
La questione non è tecnica, è politica
Il portafoglio della Coesione vale oltre 390 miliardi di euro nel bilancio pluriennale UE 2021-2027, il capitolo più corposo dopo l'agricoltura. Fitto ha semplicemente ricordato agli Stati che possono usare quegli strumenti in modo più flessibile — una facoltà già presente nelle norme, non un'invenzione dell'ultima ora. Ma il fatto che a firmare la comunicazione sia stato proprio un commissario italiano nato in Puglia ha trasformato una nota tecnica in un caso politico.
Il M5S ha attaccato frontalmente: «Pensare che Fitto sia nato nel Sud Italia, dove quei fondi servono davvero». L'accusa implicita è che stia tradendo il territorio di origine favorendo una deviazione di risorse verso altre destinazioni. Solo che non c'è alcun obbligo: chi vuole usare i fondi coesione per efficientamento energetico o transizione può farlo, chi preferisce mantenerli sui progetti infrastrutturali o sociali originari non deve fare nulla.
In pratica: la flessibilità resta discrezionale
Sul piano operativo, la rimodulazione richiede accordo tra Regione e Stato membro, poi approvazione della Commissione. Non è una procedura automatica né tanto meno imposta dall'alto. I programmi di coesione restano vincolati alle priorità territoriali decise in sede di programmazione iniziale. La lettera di Fitto apre uno spazio di manovra in più, non sottrae margini alle Regioni.
Il problema vero è un altro: l'Italia ha storicamente difficoltà nell'assorbimento dei fondi europei. Il rischio non è che vengano dirottati altrove, ma che restino inutilizzati. Rispetto a questo, la polemica sulla rimodulazione volontaria sembra quasi una distrazione. Il punto non è se si possono spostare le risorse, ma se si riesce a spenderle in tempo e bene.
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