Il commercio globale di mobili si è fermato. Le previsioni CSIL per il 2025 indicano una crescita praticamente nulla rispetto all'anno precedente, misurata in dollari a valori correnti. Non è un crollo, ma il segnale che la domanda internazionale non tira più come negli anni post-pandemia.
L'Italia resta quarta, ma la dinamica è piatta
L'export italiano del comparto arredo-illuminazione ha chiuso il 2025 con un +0,4%, sostanzialmente stabile. Il 65% del valore si concentra in Europa, che resta il mercato di riferimento principale. La posizione dell'Italia come quarto esportatore mondiale non è in discussione, ma il contesto è cambiato: crescere è diventato più difficile.
Il problema non è la qualità del prodotto o la competitività del settore, bensì il rallentamento dei flussi commerciali globali. La domanda di beni durevoli ha perso slancio dopo il picco del 2021-2022, e i margini si sono compressi. In un mercato che non si allarga, chi aumenta le vendite lo fa sottraendo quote agli altri.
Dazi e incertezza pesano sul 2026
CSIL segnala che gli effetti dei dazi introdotti a metà ottobre 2024 diventeranno visibili nel 2026. Per un settore che lavora su commesse programmate con mesi di anticipo, l'incertezza sulle barriere doganali rappresenta un problema concreto: complica la pianificazione, aumenta i costi di gestione e rende più rischioso investire in nuovi mercati.
Il segmento alto di gamma, quello su cui l'Italia ha costruito la propria reputazione, continua a funzionare nelle grandi città globali come New York e Milano. Si tratta però di un segmento ristretto, sensibile ai cicli economici e alle aspettative di reddito delle fasce alte. Se il ciclo globale rallenta, anche questo comparto subirà pressioni.
In sintesi: l'export italiano tiene, ma non cresce. In un mercato mondiale che non si espande, mantenere la posizione richiede già uno sforzo maggiore di quello necessario due anni fa.
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