Il Documento di finanza pubblica conferma il deficit al 3,1% per il 2025. Non ci sarà uscita dalla procedura europea per disavanzo eccessivo, che si trascinerà almeno fino al 2027. Salta anche l'accesso al prestito Safe legato al piano ReArm Europe, che il governo aveva subordinato al rientro sotto il tetto del 3%.
La situazione fiscale italiana resta sotto osservazione. La Commissione europea ha avviato procedure di infrazione anche contro altri paesi: la Slovacchia, ad esempio, è finita nel mirino a luglio 2024 con un deficit al 4,9% nel 2023. Il caso italiano è diverso — il disavanzo è più contenuto, ma il percorso di rientro è lento.
Crescita 2026 e pressione fiscale
Le stime sulla crescita per il 2026 si attestano attorno al +0,5%, in linea con le proiezioni di Bankitalia. Non c'è margine per rilanci significativi della spesa pubblica. Il governo dovrà fare i conti con una pressione fiscale in aumento e vincoli stringenti sulla gestione dei conti pubblici.
Il rientro dalla procedura europea richiederà interventi graduali sulla spesa corrente. La spesa primaria continua a crescere, soprattutto per i trasferimenti sociali. Senza un rallentamento netto di questa dinamica, il margine di manovra sui conti pubblici rimane stretto.
Cosa comporta restare nella procedura
Restare nella procedura di infrazione significa monitoraggio continuo da Bruxelles e limitazioni operative. Il prestito Safe, collegato al programma ReArm Europe, non sarà accessibile finché il deficit resterà sopra il 3%. È un vincolo che pesa sulle opzioni strategiche del governo, specialmente in un contesto geopolitico che richiede investimenti in difesa.
Il 2027 resta l'orizzonte indicato per l'uscita dalla procedura. Due anni sono lunghi e la traiettoria dei conti pubblici dovrà essere costante. Ogni scostamento dalla linea tracciata nel Documento di finanza pubblica allungherà ulteriormente i tempi.
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